Ecco una panoramica sulle regole da seguire per dichiarare le vincite al gioco: un riepilogo su cosa bisogna fare per non incappare in problemi relativi alla tassa sulla “fortuna”.


Giocare solo legalmente oppure si rischia grosso!

Se avete voglia di tentare la sorte, prendere un gratta e vinci o fare una puntata al Lotto perché avete sognato un vostro lontano parente, sappiate che, se sarete così fortunati da vincere dovrete affrontare la cosiddetta “tassa sulla fortuna” perché nel nostro Paese, giochi e scommesse sono regolamentati dallo Stato, gestite attraverso delle vere ‘agenzie fiscali’ come l’Amministrazione delle Dogane e Monopoli o convenzionate come Sisal e Lottomatica.

Fondamentale fare attenzione, soprattutto quando si gioca online, perché scegliere un portale e non accorgersi della mancanza dei dovuti permessi potrebbe costare una multa fino a 516 euro ed è previsto anche l’arresto fino a 3 mesi. Prima di iniziare a giocare è opportuno assicurarsi che il portale sia in possesso della licenza ADM a AAMS per evitare di finire nei circuiti del gioco illegale e delle scommesse clandestine.

Diversi giochi, diverse le regole

Cominciamo col chiarire che diversi giochi a premi seguono diverse regole, cambiate leggermente nel corso del tempo, norme aggiornate anche a seguito del sempre più diffuso utilizzo di piattaforme di scommesse online e casinò virtuali.

Inoltre, la procedura sarà differente se la vincita è avvenuta n Italia o all’interno dell’UE oppure se si vincono somme in Stati che non appartengono all’Ue, per esempio una puntata fortunata al Casinò di Las Vegas, caso nel quale ci sono regole diverse. Nel caso di premi vinti, legalmente, in Stati non italiani facenti parte dell’Unione Europea, come stabilito dalla sentenza della Corte di Cassazione numero 13038 del 14 maggio 2021 i premi non sono da dichiarare.

La domanda più comune è come queste vincite vadano dichiarate, se per esempio vadano inserite all’interno del modello 730 e dichiarazione dei redditi che si vanno a compilare proprio in questo periodo dell’anno, insomma se è necessario che siano dichiarate al Fisco.

Le aliquote di tassazione

A questo proposito è bene fissare alcune regole che ci possono servire da riferimento. Ogni vincita al gioco è tassata alla fonte, ma l’aliquota imposta varia in base sia alla somma vinta, che in base al gioco. La tassazione di somme vinte con Superenalotto, gratta e vinci, premi dei casinò online cambia in base al gioco e all’entità del premio di cui si parla:

  • per chi gioca al Lotto, vincite sono tassate alla fonte. Una franchigia di 500 euro stabilisce che su vincite fino a questa cifra la tassazione non si paga. Sull’eccedenza è applicata una tassazione dell’8%;
  • per il SuperEnalotto, sempre oltre la franchigia dei 500 euro, si applica una tassazione del 20%;
  • per il 10eLotto, oltre i 500, la vincita è tassata all’11%.
  • i Gratta e Vinci per vincite fino a 500 euro sono esenti da tassazione, sopra questa somma la vincita è tassata alla fonte del 20% per l’importo che eccede i 500 euro.
  • per i casinò online le vincite fino a 500 euro, anche in questo caso, sono esentasse. Per le cifre che eccedono i 500 euro si applica una tassazione crescente che varia dal 15% per vincite fino a 1.000 e arriva fino al 25% per vincite che superano i 10 milioni di euro.

Attenzione a conservare ricevute e documentazione

Per tutte queste tipologie di vincite, il consiglio è quello, comunque, per evitare problemi, di conservare sempre la ricevuta della vincita, così da poterla esibire se richiesta in caso di contestazioni. Questa regola è valida sia per i giochi fisici, sia per quelli online.

Infatti la sentenza della Cassazione numero 18245 del 07 giugno 2022 ha affermato che il contribuente deve poter fornire una “prova analitica” delle vincite realizzate, non semplicemente la cronologia degli accessi dei casinò online, ma tutta la documentazione possibile, come la ricevuta della vincita, in caso di accertamenti fiscali futuri, soprattutto per vincite notevoli.

È bene che tale documentazione includa, la comunicazione ufficiale di vincita da parte dell’ente, la ricevuta di pagamento della vincita dove solitamente è riportata la quota di tassazione, la certificazione fiscale della vincita, qualora prevista e rilasciata dall’ente pagatore. (CGT Napoli, sentenza n. 2133/2022).Se si tratta di cifre più rilevanti che hanno prodotto della movimentazione di fondi e dei bonifici, è necessario che il contribuente dimostri che le somme versate sul conto provengono da fonte non reddituale e che siano esentasse.

I possibili accertamenti

Questa tipologia di prova è particolarmente rilevante non solo per gli accertamenti analitici che si basano sulle indagini finanziarie sui conti correnti ma anche nel contesto dei cosiddetti accertamenti sintetici definiti per semplificare “redditometro”, disciplinati dall’articolo 38, sesto comma, del D.P.R. n. 600/1973. Con l’accertamento sintetico, l’Agenzia delle Entrate può presumere l’esistenza di un maggior reddito imponibile del contribuente qualora riscontri una capacità di spesa che non sia proporzionata ai redditi da lui dichiarati.

Al fine di poter produrre tale prova il contribuente deve dimostrare, attraverso una idonea e specifica documentazione che attesti anche per quanto tempo quelle somme sono rimaste effettivamente nella sua disponibilità prima di essere utilizzate per le spese che gli vengono contestate, o prima di essere versate sul conto corrente oggetto di controllo.

A questo proposito una sentenza della Corte di Cassazione ha precisato che la norma sull’accertamento sintetico (art. 38, comma 6, TUIR) richiede espressamente una prova documentale che mostri come proprio quegli specifici redditi ulteriori siano stati effettivamente utilizzati per coprire spese anche ordinarie. Sarà necessario ancorare a fatti oggettivi la disponibilità effettiva di tali redditi; proprio per consentire di riferire la maggiore capacità di spesa proprio a tali specifiche entrate non tassabili.