Il caso di Crocetta e la macchina del fango contro gli italiani nati all’estero. Riflessioni sull’ennesima assoluzione che smentisce una narrativa mediatica costruita ad arte.


C’è una dinamica ricorrente, subdola ma sempre più evidente, nel modo in cui una certa stampa – spesso asservita a interessi politici o semplicemente affamata di titoli sensazionalistici – affronta la questione della cittadinanza iure sanguinis riconosciuta agli italiani nati all’estero: prima il fango in prima pagina, poi l’assoluzione relegata in un trafiletto, accompagnata da titoli volutamente ambigui.

Prima “scandali”, “giri d’affari”, “falsi oriundi” e “passaporti facili”; poi, quando un tribunale sancisce che il fatto non sussiste, tutto si liquida in poche righe fredde, magari sotto un titolo insinuante come “Scorciatoia per ottenere la cittadinanza, tutti assolti”.

Il caso di Crocetta del Montello: tutti assolti, ma pensantemente infangati

È accaduto di nuovo. A Crocetta del Montello, dopo anni di indagini e sospetti, otto persone sono state pienamente assolte: agenti e intermediari, accusati di falso ideologico, sono usciti a testa alta da un’aula di giustizia.

Ma una sentenza – definitiva e inequivocabile – non basta a riparare il danno: né alla reputazione degli imputati, né al clima avvelenato che per anni è stato costruito attorno a questa vicenda. Anzi: il commento dominante sui media è stato “un buco nell’acqua”, come se l’assoluzione rappresentasse una sconfitta per chi chiedeva “pulizia”, e non una vittoria della verità. Come se il giudice si fosse sbagliato. Come se la giustizia dovesse confermare, per compiacere l’opinione pubblica, una narrazione già scritta.

La retorica dei “furbetti del passaporto”

Da oltre un anno, sotto l’ombrello della retorica securitaria e di una disinformazione sistematica, gli italiani nati all’estero sono diventati il bersaglio perfetto: dipinti come approfittatori, opportunisti, “furbetti del passaporto”, soggetti da tenere sotto controllo solo perché chiedono il riconoscimento di un diritto trasmesso per discendenza.

Un diritto che, fino al DL 36 del 28 marzo 2025 – (poi convertito nella L. 74/2025 del 23 maggio 2025) – era pienamente garantito dalla Legge 91/1992, ma che da tempo viene raccontato dai media come una scappatoia, una falla da chiudere. È proprio su questa ignoranza delle norme – sistematicamente alimentata e mai corretta – che si è costruito un pregiudizio tanto diffuso quanto infondato.

La voce del direttivo di Natitaliani sulla questione

Per questo abbiamo chiesto ad alcuni membri del direttivo di Natitaliani un commento non solo sulla sentenza di Crocetta, ma su ciò che questa vicenda rivela in profondità: un sistema mediatico che, più che informare, alimenta il sospetto. E un Paese che, invece di valorizzare i suoi figli nati all’estero, ha finito per criminalizzarli.

Fabiola Leardini

Tra le voci più ferme e appassionate, quella di Fabiola Leardini, membro del Direttivo, che ha voluto sottolineare il valore simbolico – e insieme drammatico – di questa ennesima assoluzione passata sotto silenzio:

Come membro del Direttivo di Natitaliani, ma soprattutto come figlia dell’emigrazione italiana, non posso restare in silenzio davanti all’ennesimo caso in cui la macchina del fango ha funzionato alla perfezione: infangare oggi, dimenticare domani.

La sentenza di assoluzione di Crocetta dovrebbe essere l’occasione per fermarsi a riflettere: quanti danni abbiamo accettato, in silenzio, solo perché il sospetto fa più rumore della verità? Quante persone, oneste, sono state trattate come colpevoli solo per aver chiesto ciò che la legge garantiva loro?

La cittadinanza iure sanguinis non è una scorciatoia, non è un favore: è un diritto. Ma è diventata terreno di propaganda e pregiudizio. Il nostro compito oggi è quello di ribadire, con forza, che non accetteremo più di essere rappresentati come un problema. Siamo parte della storia italiana, non un suo errore.

La giustizia ha parlato. Ora tocca alla società – e soprattutto alla stampa – assumersi la responsabilità di ciò che ha costruito. E se nessuno ha il coraggio di chiedere scusa, allora lo faremo noi: ma non per ciò che siamo, bensì per non aver preteso prima il rispetto che ci era dovuto.

Claudia Antonini

A farle eco, con un’analisi ancora più diretta, è la vicepresidente dell’associazione, Claudia Antonini, che pone l’accento sulle radici culturali e sistemiche del problema, individuando nella disinformazione e nell’inerzia istituzionale i veri colpevoli:

“Il più grande reato è sempre l’ignoranza. In questi 30 anni di lavoro nel settore, ho imparato che la maggior parte degli italiani nati nello “Stivale” non sa nemmeno perché sono italiani e che l’ignoranza è il terreno fertile dove crescono le menzogne e si distorcono i fatti. Ora a Crocetta del Montello, ma anche prima a Cairo, in Ossola e in altri comuni. Accuse false, vite distrutte, manipolazione nei media per spingere un cambiamento di legge che nuoce a più di sessanta milioni di italiani nati all’estero.

Lo Stato, inefficace, massacra i suoi operatori del settore giuridico e dello Stato Civile, imponendo loro un carico di lavoro eccessivo e poca formazione. Intanto, costringe i suoi cittadini nati all’estero a rivolgersi a servizi privati per far riconoscere il loro diritto fondamentale: il diritto di esistere. Invece di combattere chi mercifica la cittadinanza e proteggere i suoi cittadini, lo Stato infligge loro un’altra pena: la cancellazione dei loro diritti. Ma alla fine, la verità viene sempre a galla. Dopo dieci anni di accuse infondate e centinaia di cittadini nel limbo, la verità è questa: il fatto non sussiste.

E quelli che, come i 140 italiani nati all’estero, hanno avuto le richieste di riconoscimento del loro status di cittadini sospese? E i professionisti delle agenzie di disbrigo pratiche? Chi non ha mai usato un’ACI o un servizio simile? Chi restituirà loro dignità, aiuterà a ricostruire la vita e a recuperare l’immagine distrutta? Quali giornali, tra quelli che hanno stampato pagine per infangare queste persone, daranno mai lo stesso spazio alla loro assoluzione?

Sono sicura che a un piccolo comune come Crocetta del Montello, con appena 6.000 abitanti, l’affitto di 18 immobili e il movimento nei negozi e ristoranti sia stato un vero beneficio economico, non un danno. Chi vuole la fine dell’Italia? Perché è questo che stiamo vedendo.”

Maristella Urbini

Alle parole di Leardini e Antonini si aggiunge la riflessione lucida di Maristella Urbini, vicepresidente di Natitaliani, che individua nella distorsione interpretativa delle norme uno degli errori più gravi all’origine di queste vicende giudiziarie:

“Il nodo è nell’errata applicazione dell’art. 43 del codice civile, che ha portato molti Comuni – e successivamente i Tribunali – a pretendere che i richiedenti dimostrino una ‘dimora abituale’ in Italia, snaturando così lo spirito delle circolari K28/1991 e 32/2007, nate per semplificare, non per ostacolare, il riconoscimento iure sanguinis. Da qui controlli fuori norma, segnalazioni forzate alle Procure e processi spesso conclusi con assoluzioni, come nel caso di Crocetta. Ma intanto, l’opinione pubblica è stata orientata verso il sospetto e il pregiudizio, creando il terreno per lo stravolgimento legislativo attuale.”

Una catena di fraintendimenti e forzature normative che ha generato un clima di sospetto sistemico e finito per criminalizzare cittadini e operatori, alterando la percezione stessa del diritto alla cittadinanza.

L’impegno del direttivo dell’associazione

Le voci di Fabiola Leardini, Claudia Antonini e Maristella Urbini, raccolte all’interno del Direttivo di Natitaliani, testimoniano non solo l’indignazione per quanto accaduto, ma anche la volontà di non lasciare che il silenzio cali su queste vicende. Le loro parole rappresentano una denuncia consapevole contro l’abuso normativo, la disinformazione e la criminalizzazione di un diritto legittimo, difendendo una comunità ampia e spesso ignorata, ma profondamente legata all’Italia e al rispetto della sua legalità.

Natitaliani continuerà a fare da presidio attivo e vigile, denunciando ogni distorsione mediatica che metta a rischio la dignità e i diritti degli italiani nati all’estero, così come la reputazione di tutti quegli operatori e professionisti che, con serietà, rigore e competenza, continuano a svolgere il proprio lavoro nel rispetto della legge e della verità.


Fonte: Associazione Natitaliani (https://www.natitaliani.it/)