Le testimonianze raccolte da Amnesty International rivelano una crisi umanitaria sempre più grave nella Striscia di Gaza, dove la fame e la malnutrizione colpiscono in particolare bambini e neonati.
Il sistema di distribuzione degli aiuti, rigidamente controllato e militarizzato, secondo l’organizzazione internazionale, sta aggravando la tragedia invece di mitigarla.
Striscia di Gaza, la fame come arma: la denuncia di Amnesty International
A più di un mese dall’avvio di un sistema militarizzato per la distribuzione degli aiuti umanitari, Amnesty International lancia un’accusa pesante: Israele starebbe usando la fame come strumento bellico contro la popolazione civile nella Striscia di Gaza. Secondo l’organizzazione, la politica del blocco e delle restrizioni sugli aiuti starebbe contribuendo alla distruzione fisica dei palestinesi, in un contesto descritto come genocida.
Le prove raccolte tra medici, genitori di bambini ricoverati per malnutrizione e persone sfollate delineano una situazione estrema. La carenza di cibo, carburante e beni di prima necessità è diventata quotidianità. Le condizioni imposte – denuncia Amnesty – non solo impediscono la sopravvivenza, ma sembrano progettate per annientare la popolazione.
Malnutrizione infantile in crescita: decine i bambini morti
Dall’ottobre 2023, almeno 66 minori sono deceduti per complicazioni legate alla denutrizione. Un dato parziale, che non tiene conto di chi è morto a causa di malattie aggravate dalla fame. Tra i casi documentati c’è quello della piccola Jinan Iskafi, morta a soli quattro mesi. Soffriva di marasma, un grave disturbo causato dalla mancanza di proteine, ma non ha potuto ricevere il trattamento necessario a causa del blocco degli aiuti.
A giugno 2025, secondo i dati delle Nazioni Unite, erano già oltre 18.700 i ricoveri pediatrici per malnutrizione acuta. Ma la maggior parte dei bambini che ne avrebbero bisogno non riesce nemmeno a raggiungere le strutture sanitarie, a causa dei continui bombardamenti, delle evacuazioni forzate e della distruzione delle strade.
Ospedali al limite e personale stremato
Gli ospedali, già sovraccarichi per via dei numerosi feriti, stanno cercando di rispondere all’emergenza nutrizionale con mezzi insufficienti. A Gaza City, il Patient Friend Benevolent Society Hospital ha aperto nel 2024 un reparto per bambini malnutriti.
Ma secondo la nutrizionista Susan Maarouf, il 15% dei minori visitati presenta segni evidenti di denutrizione, spesso in forme gravi: pelle spenta, perdita di capelli, peso corporeo estremamente basso.
La dottoressa descrive un sistema incapace di far fronte all’emergenza, dove mancano anche i cibi base per seguire una dieta terapeutica. Le famiglie sfollate si nutrono con razioni di riso o lenticchie fornite dalle mense comunitarie, mentre la scarsità di latte in formula rende impossibile curare i neonati con intolleranze o allergie.
All’ospedale Nasser di Khan Younis, al sud della Striscia, la pediatra Wafaa Abu Nimer ha riferito che decine di bambini vengono curati ogni giorno per patologie legate alla fame, spesso associate anche a ferite da esplosioni. Secondo la dottoressa, l’introduzione del sistema militarizzato di distribuzione non ha portato miglioramenti: l’accesso agli aiuti resta limitato e pericoloso, con ospedali ormai inaccessibili a molte famiglie.
Abu Nimer racconta anche l’impatto psicologico della crisi: “Una bambina mi ha chiesto se i suoi capelli, caduti per la malnutrizione, sarebbero ricresciuti. Voleva sapere se era ancora bella”. Le conseguenze della fame, sottolinea, non si cancellano con una cura ospedaliera: “Il trauma resta, e colpisce soprattutto i più piccoli”.
Aiuti bloccati e distribuzione militarizzata
Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (Ocha), al 16 giugno centinaia di camion carichi di derrate alimentari e materiali essenziali erano fermi al valico di al-Arish, in Egitto, in attesa dell’autorizzazione israeliana per entrare nella Striscia. Anche dopo la parziale revoca dell’assedio totale avvenuta a maggio, le restrizioni su carburante e gas da cucina restano in vigore, rendendo impossibile garantire elettricità e il funzionamento di apparecchiature mediche.
La maggior parte degli aiuti che riesce a entrare viene distribuita attraverso un sistema considerato inadeguato e pericoloso: i rifornimenti, gestiti in parte dalla Gaza Humanitarian Foundation, sono spesso intercettati da folle disperate o da gruppi armati. Le modalità di consegna, denuncia Amnesty, mettono a rischio la vita delle persone invece di proteggerla.
A peggiorare ulteriormente la situazione, troviamo la sistematica distruzione delle infrastrutture agricole e produttive: serre, campi coltivati, allevamenti di pollame sono stati rasi al suolo o resi inaccessibili. Solo da fine giugno, per la prima volta da mesi, risulta possibile distribuire farina a Gaza City – in modo ordinato e senza incidenti – grazie a un’iniziativa congiunta del Programma alimentare mondiale e alcune organizzazioni locali.
Un’emergenza umanitaria che non può più attendere
La situazione nella Striscia di Gaza continua a peggiorare, aggravata da un sistema di blocchi e restrizioni che, secondo Amnesty International, viola il diritto internazionale e mette deliberatamente a rischio la vita di civili.
I numeri sono allarmanti, ma sono le storie individuali a rivelare la reale portata della tragedia: bambini che muoiono di fame, medici esausti che operano in condizioni disumane, genitori impotenti davanti alla sofferenza dei propri figli.
Di fronte a questa emergenza, la comunità internazionale viene chiamata a intervenire con urgenza, per fermare quella che Amnesty definisce “una strategia di distruzione”. La fame, conclude l’organizzazione, non può essere usata come arma.


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